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Tonno rosso in acquacoltura PDF Stampa E-mail
luned́ 19 gennaio 2009
Tonno rosso in acquacoltura, ora si può. Finanziato un progetto dalla Regione
La Regione Puglia si candida a mettere fine alla strage del tonno rosso e alla guerra internazionale per le quote di cattura concesse dalla Commissione europea.
Grazie ad una ricerca applicata, condotta dalla Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università di Bari col finanziamento dell’Assessorato regionale allo Sviluppo Economico, sono nate venti milioni di larve da tonni in cattività.


È la prima volta al mondo, dopo anni di ricerche congiunte condotte da diversi Paesi. Far riprodurre questi pesci in allevamento era l’anello mancante per fermare la strage del tonno rosso e trasformare l’industria di ingrasso del tonno in una acquacoltura autosufficiente, come avviene oggi per la spigola e l’orata. Il tonno rosso è infatti richiestissimo dai giapponesi che lo usano per la preparazione di sushi e sashimi. Il risultato della ricerca ha dunque due risvolti, uno ambientale, l’altro economico: da un lato viene salvata una specie prossima al collasso per le razzie della pesca illegale, dall’altro nasce un nuovo mercato che partendo dalla Puglia rivoluziona la pesca del tonno rosso, con una ricaduta economica di impatto enorme. Ma l’esito felice del progetto segna anche un altro record: per la prima volta un progetto finanziato da un ente locale ha una ricaduta su scala mondiale. “Questo risultato dimostra che investire sulla ricerca è una politica vincente” ha commentato il Vice Presidente e Assessore allo Sviluppo economico Sandro Frisullo.
“La Regione Puglia – ha proseguito frisullo – ha destinato a questo progetto 1milione 290mila euro, a metà percorso il risultato raggiunto mostra già di poter risolvere nell’immediato futuro problemi internazionali. Questo ci conforta e ci spinge ad andare avanti in questa direzione”. Il progetto “Allotuna” è la prima tappa della campagna “I doni della scienza”, il tour dell’Assessorato allo Sviluppo economico “a caccia del risultato”. Si tratta di una campagna itinerante durante la quale il Vice Presidente della Puglia visiterà con i giornalisti le Università e i Centri dove sono in corso progetti di ricerca finanziati dalla Regione Puglia, proprio per verificare i risultati e farli conoscere al pubblico.
La scoperta che presentiamo oggi è tanto più importante perché si inserisce in uno scenario internazionale molto complesso. Sul tonno rosso è attualmente in corso una contesa tra Italia e Commissione europea per le quote di cattura. Secondo Bruxelles l’Italia ha pescato più di 4.116 tonnellate di tonno rosso, quantità concessa all’Italia per il 2008. Per questo la nostra flotta ha dovuto chiudere con quindici giorni di anticipo la stagione. Un danno economico enorme se si considera che il tonno rosso è per l’Italia un affare da cento milioni di euro.

La scoperta
Il progetto di ricerca applicata realizzato dalla Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università di Bari, si intitola “Allotuna, Organizzazione di un sistema integrale di allevamento del tonno rosso”, è uno dei 53 progetti strategici finanziati dalla Regione Puglia con 45 milioni di euro disponibili nell’APQ (Accordo di programma quadro sulla ricerca). Un progetto che la Regione Puglia, attraverso l’Assessorato allo sviluppo economico, finanzia con 1.290.000 euro. Dura tre anni e coinvolge anche aziende private e associazioni oltre che ricercatori di fama internazionale. Questa ricerca applicata è in realtà solo a metà del suo percorso, è iniziata infatti alla fine del 2006 e terminerà nel 2009, ma, nonostante ciò, il risultato ottenuto ha già messo in fermento la comunità scientifica internazionale. Diversi erano stati i tentativi di produrre uova fertilizzate da esemplari di tonni rossi tenuti in cattività, uno nel 2005, condotto da un gruppo internazionale al quale aveva collaborato per l’Italia l’Università di Bari, portò a produrre un piccolo numero di uova. Niente a che fare con il risultato di oggi. Il responsabile del progetto “Allotuna” è il docente universitario Gregorio De Metrio che insegna Anatomia degli animali domestici a Bari e Anatomia degli animali acquatici a Taranto. È lui a spiegare il segreto di questo successo: “Il tonno rosso - racconta - come molti altri animali, non riesce a riprodursi in cattività perché lo stress procurato dalla cattura e le condizioni di vita differenti rispetto a quelle naturali, arrestano il ciclo riproduttivo delle femmine. Per questo avevamo bisogno di stimolare la liberazione nel circolo sanguigno degli ormoni ipofisari (le gonadotropine) che, a loro volta, determinano la maturazione dei gameti. L’abbiamo fatto, a fine giugno, somministrando l’ormone GnRH in esemplari adulti di tonno rosso confinati nelle gabbie galleggianti in un impianto di ingrasso di Vibo Marina. Nei giorni successivi i tonni hanno rilasciato un numero di uova stimato in circa 20 milioni”.
Un boom per la comunità scientifica internazionale che ha ingaggiato una vera e propria corsa per accaparrarsi le uova fertilizzate. Mentre la maggior parte delle uova (più di 10 milioni, il 70% delle quali fertilizzate) sono state trasferite nell’impianto di avanotteria della Panittica pugliese di Torre Canne di Fasano (Br), azienda partner del progetto dell’Università di Bari, altre decine di migliaia sono partite a bordo di aerotaxi mandati dai destinatari, nei paesi di mezza Europa: dai laboratori dell’Istituto Spagnolo di Oceanografia (Ieo), al Centro Ellenico per la Ricerca marina (Hcmr), dal Centro Maltese di Scienze della Pesca (Mcfs), all’Istituto Francese per le Ricerche sul Mare (Ifremer). Una vera corsa internazionale per incrementare le probabilità di successo nella fase successiva della ricerca barese: l’allevamento delle larve. “È la prima volta – commenta il professor De Metrio – che si ottiene un risultato di queste dimensioni dopo tanti anni di ricerche congiunte condotte da diversi paesi europei. Questo successo permette all’Italia, e alla Puglia in particolare, di assumere un ruolo centrale in questo importante contesto di ricerca applicata”.

Lo scenario
Il risultato del progetto “Allotuna” arriva nel mezzo di una contesa tra Italia e Commissione europea, per le quote di cattura del tonno rosso.
Il Thunnus thynnus, questo è il nome scientifico, rappresenta infatti una specie migratoria ad altissimo valore commerciale, che si riproduce soprattutto nel Mediterraneo e Golfo del Messico e può raggiungere anche 650 kg di peso. È richiestissimo dai giapponesi che lo usano per la preparazione di sushi e sashimi, grazie alla qualità delle carni e ai giusti livelli di grasso. Non a caso il 90% del tonno rosso italiano è destinato al Giappone. Un affare da cento milioni di euro, che si consuma soprattutto durante la stagione delle catture tra i mesi di giugno e luglio. Un esemplare di alta qualità può costare anche 50mila euro, più è grosso più vale. Per un pesce che supera i 200 kg, si arriva a spendere più di 100mila euro. Per questo le flotte del Mediterraneo sono a caccia di esemplari molto grandi. Per i tonni è un vero massacro più volte denunciato dalle associazioni ambientaliste, un disastro ambientale che la Commissione europea sta tentando di arginare imponendo ai Paesi interessati una quota annua di pesca che non può essere superata. Limiti che hanno generato una vera e propria guerra sulle quote di cattura del tonno. L’ultimo capitolo di questa contesa si è consumato tra Bruxelles e Roma. Il 12 giugno la Commissione europea ha dovuto adottare misure di emergenza contro Italia, Grecia, Francia, Cipro e Malta, imponendo a questi paesi di interrompere la pesca del tonno rosso entro il 16 giugno, dunque con quindici giorni di anticipo rispetto alla scadenza ordinaria di fine giugno, un fermo imposto dal Commissario Joe Borg perché la nostra flotta è accusata di aver superato la quota massima di pesca, che per il 2008 è di 4.116 tonnellate. L’inevitabile danno economico ha suscitato la reazione del Ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Luca Zaia. Secondo il Ministro, il pesce pescato dalle nostre imbarcazioni raggiunge solo il 48% della quota destinata all’Italia. Zaia inoltre accusa la Commissione di non aver consegnato all’Italia i propri dati. La questione si è conclusa con la minaccia del Ministro di avviare un ricorso di fronte alla Corte di Giustizia europea per il risarcimento dei danni.
Il senso di questa guerra è nel tipo di allevamento al quale viene sottoposto il tonno rosso. In pratica gli esemplari, dopo essere stati pescati vengono selezionati e quelli che superano i cento kg vengono allevati negli impianti di ingrasso (quelli italiani si trovano in Calabria, Sicilia e Campania), e poi venduti. Questo tipo di allevamento non riduce il crollo delle popolazione né il disastro ambientale perché i tonni vengono pescati, ingrassati e successivamente ripescati, ma non depongono le uova. L’unica soluzione è sempre stata – secondo gli esperti – la riproduzione dei tonni rossi in cattività. Una questione arrivata finalmente alla soluzione, grazie alla Puglia.

Data: Ven, 25 Luglio 2008
 
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